martedì 31 maggio 2011

Uguali, no. Sulle pensioni per i repubblichini

Non è una materia che senta mia, in verità, e nemmeno la notizia è poi più eclatante di altre; però qualcosa sulla proposta di legge di equiparare ai fini pensionistici partigiani e repubblichini non mi va giù.
Intendiamoci: non ho mai subito il mito partigiano e il luogo comune che la Repubblica sia fondata sui valori della Resistenza mi ha sempre lasciato scettico. Ho perfetta coscienza che molti hanno approfittato del dichiararsi partigiani per regolare conti extrapolitici e assolversi dal puro assassinio. Che più d'uno abbia optato per la montagna quando gli altri ne erano scesi.
Così come immagino che, avessi avuto vent'anni nel '43 e la mia idiozia dell'età si fosse vissuta in Veneto, avrei persino potuto essere repubblichino anch'io; e che tanti lo siano stati per ragioni analoghe. Ho anche sempre reputato piazzale Loreto un comprensibile ma ingiustificabile scempio.
So, figurarsi, che la storia la scrivono i vincitori: anche se non mi sembra che i veri partigiani, quelli che hanno combattuto credendo negli ideali, quelli che sono stati torturati e uccisi, quelli che si sono assunti l'onere di decisioni tremende, siano poi stati i vincitori, che siano stati loro a mettere a frutto la vittoria.
Ma, insomma, occorre che le responsabilità siano chiare. Sono per il perdono, non per l'oblio; con questo non c'è perdono, perchè ci sia serve che il dolore sussista. Non va bene: gli sbagli si pagano. Uno Stato serio non lascia nessuno morire di fame, ma non può far finta che la scelta della libertà sia come quella della sopraffazione.


P.S.: un premio a chi scopre tutti gli errori della ineffabile "Redazione online" del Corsera!

lunedì 30 maggio 2011

Altri alberi, altri haiku

Gli ippocastani
svelan mirabolani,
non melograni



Invidia duro
dall’alto il pino mugo
le api al sambuco



Più non s’accosta
dopo il rio senza scopo
il loppio al pioppo

venerdì 27 maggio 2011

Alberi in haiku

C’erano un bosso,
un tasso, un sassofrasso
a ornare il frassino


Olmi, alni; palme
tra il fitto dell’inverno
inusitate


Colore a faggio
maggiociondolo dà
a scorta estate


Il palissandro
carioca cinge al parco
il greco oleandro


Larice l’acero
pur rosso si promette:
ne piange il salice

giovedì 26 maggio 2011

Speranza vs. illusione / Hope vs. illusion

ITALIANO
Talvolta ho discettato di speranza e illusione.
È un tema che mi è sempre apparso tipico di una condizione del vivere drammatica. La differenza è evidente. Si spera sinché sussiste una realistica possibilità di avveramento; quand’essa decade, continuare a credere è illudersi.
In fondo, speranza è legata all’azione: se spero che una cosa mi accada, lavoro perché ciò avvenga. Se al contrario rimango inerte e attendo, mi illudo.
È anche vero che l’illusione può salvarci, la speranza condannarci: quando l’azione conseguente a quest’ultima ci danneggia, ci spinge a una pericolosa coazione. C’è chi si illude che un giorno vincerà al superenalotto: S’illude perché in realtà non gioca mai le schedine; ma chi ci spera e tre volte a settimana spende e rispende può rovinarsi economicamente.

Certo, la cosa più difficile è comprendere dove finisce una e l’altra comincia. È un confine anche di sofferenza. “È segnato in rosso sulla carta del mio cuore”, scrissi una volta.


ENGLISH
I sometimes debated on hope and illusion.
It is a theme that has always seemed to me typical of a dramatic condition of living. The difference is obvious. One hopes as long as there is a realistic possibility of fulfillment; when it declines, continuing to believe is to be under an illusion.
After all, hope is linked to action: if I hope that something happens to me, I do work to make this happen. If, on the contrary, I lie dormant and wait, I deceive myself.
It is also true that the illusion can save us, hope condemn us: when the consequent action hurts us, pushes us to a dangerous compulsion. There are those who deceive themselves that one day they’ll win the lottery. Illusion because in reality they never buy tickets, but those who hope and three times a week spend more and more, they can ruin themselves economically.
Of course, the hardest thing is to understand where the one ends and the other begins. It is also a boundary of suffering. "It is marked in red on the map of my heart, " I once wrote.

mercoledì 25 maggio 2011

Ancora di archeologi

Ancora a proposito di archeologi occorre dire che a forza di frequentarli qualcosa di loro ho capito. Non molto, ma quello che basta per orizzontarmi. Sono un un pianeta vasto e contrastato. Partirò dalle impressioni.
L’impressione che si conoscano tutti e tutti si detestino. L’impressione che solidarizzino finché poveri, come a lungo sono, e si azzannino alla sola idea del denaro. L’impressione che si riconoscano subito tra quelli che ci credono, sempre finché poveri, e quelli che sgomitano. Che considerino giustamente superata la concezione di archeologia scienza ausiliaria della storia ma che intendano sostituirla con quella di storia scienza ausiliaria dell’archeologia. Che guardino al mondo solo con gli occhi dell’archeologo e considerino le espressioni culturali non passibili di metodo archeologico come secondarie; o ausiliarie!
E poi le certezze.
La certezza che siano i maggiori salvatori del residuo patrimonio culturale di questo sventurato Paese. La certezza, per quasi tutti, della pretesa che la competenza sugli oggetti li renda capaci anche di comunicarli ai pubblici. La certezza che tanta parte di essi siano piuttosto degli storici dell’arte antica. Che troppi considerino il loro museo un gioco privato. Che, essendo in maggioranza donne, qualche maschio lo diventi per cuccare. Che odino gli architetti e da essi siano odiati.

martedì 24 maggio 2011

Commuovermi

ah, sì,
            una cosa
                            ancora la so fare



beh, nonostante tutto



malgrado il quotidiano



una cosa io la so ancora fare







Commuovermi

lunedì 23 maggio 2011

Questo post no - This post not

Questo post non parla di poesia e neanche di sesso, no poetry & no sex. Non di Belen nuda o delle foto della Canalis, non più di Pasolini e neppure di Tiziano Scarpa. Un po' di caos c'è, forse un caos calmo senza Nanni Moretti. Tette grosse o piccole, niente, big tits, nothing. Des salopes, pas du tout. Piuttosto è una prova, un essai, a test, come si fa la paella, como se hace la paella. Come andare in Formula 1 con una Ferrari sgonfia, donne e motori senza fica e senza benzina, senza caro benzina, senza previsioni meteo per la tua città. Un google lento e inutile come Madonna iconizzata, e poi quindi a cascata blowjob & handjob, doggy style with a milf al suono degli U2 o dei Coldplay. Micheal Jackson è morto lontano da Avetrana e non una povera Melania ne coglie l'ombra. Ricette, recipts, per la pasta niente. Ah, l'amour! L'amore, this is love, love is what you need sang Beatles. Chi tra Lennon e McCarteny? Mick Jagger dei Rolling Stones, rotolanti con Bob Dylan e non rollanti con Bob Marley.
Ed è solo una prima prova.
Vediamo un po'.