domenica 22 luglio 2018

^





Ho perso i capelli al gioco,

quando il fiume

ansima e si conta l’acqua

senza mai guardare avanti,

senza curve

dove esondare e nessuna

rapida dove arrabbiarsi,

sbattere i pugni sul diavolo

della sorte,

trovare occhi da cantare

Io li ho chiusi a fine turno,

strillando forte la ruggine,

con le lacrime addolcendo

ogni attrito

mentre il fascino del nuovo

si abbassa per la malizia

che scarso valuta l’olio

al rimpianto dei convogli

partiti privi del peso

dell’orgoglio

passando gli anni al setaccio

Quanto mare empie un bicchiere,

quanto cielo svuota un dubbio

tanto si satura d’odio

il lombrico che superbo

si confronta col cervello

non avendone

più di quanto basti a fare

grandi bocconi di terra

Tirate le somme a lucido,

nelle ombre dell’esistenza

grigie di salti non fatti

nere di bugie interrotte

spento tra nubi d’ovatta

resta un c’ero



sabato 21 luglio 2018

|






L’odio ha in sé l’odio,


il mattino lo vedrà.


Illusioni zero.


Rabbia scorrerà


spinta dalle molle di oggi.


È pronta la bava


a dissetarne lo scatto.


Già calda, ancora non cotta.


Tutti potranno affacciarsi


all’interno delle case.


Il vomito bruno


di questi frustrati


troppo amplificati


le tinteggerà di merda.


Sin d’ora è pronta la pena.


Troveremo un solo giusto?





martedì 3 luglio 2018

KEEP OFF THE GRASS





Giova? Giova imprigionare lo sfogo
in un concetto
incapace di gioia?

Petali d’arte lasciati appassire
senza profumo
che inebri il loro amante
Chiusi dentro il forziere
senza speranza
di abbracci da cui far suggere il nettare

E dal destino amaro
priva di miele
è l’egra pretesa d’appagamento

Gemme in forme di spirito
create per noi
come messaggi di significato
però proibite alla sinestesia
di una sapienza
che al contatto si mutua

Quale disdetta,
quale perfida pena
tacitare l’espressione del tatto!

E quelle dolci
infiorescenze d’estro
che sa il fuoco consegnare al peccato
annichilite da tutti quei senza:
senza ombre confessabili;
senza l’amore

Trionfa l’ipocrisia che castra il gusto,
la sua libido assolve
e abbonda d’aspro

Frutti a colori e vita
in aulenti polpe non dono logico
si danno ormai
le fedi spente
che tanta promessa fanno avvizzire
al pari delle loro

Farli cadere
a insozzare il nero fondo dell’anima,
questa l’arte dei morti…

Perché mai stendere
un morbido manto di calma e lusso
e negarlo alla gioia?